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La storia delle ricerche a Monte d’Accoddi inizia negli anni ’50, quando nel terreno di proprietà del futuro Presidente della Repubblica Antonio Segni fu chiamato l’archeologo Ercole Contu per indagare la collina sotto la quale si pensava sorgesse uno dei tanti nuraghi della Sardegna.
Gli scavi evidenziarono il monumento attualmente visibile, e alla sua base due lastre di pietra, il menhir e i resti del villaggio. Contu interpretò il monumento come un santuario dell’Età del Rame, privo di confronti e quindi unico nel suo genere. Negli anni ’80 e ’90 gli scavi dell’Università di Genova condotti da Santo Tinè misero in luce le strutture più antiche, con il monumento più piccolo noto come “tempio rosso”.
Le ultime ricerche sono state condotte da Alberto Moravetti nei primi anni 2000, mentre gli studi sui materiali condotti da Maria Grazia Melis hanno contribuito a definire meglio la sequenza cronologica del sito.
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